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L'invocatrice è viva, Spira è salva. Lode agli eroi che per sempre distrussero Sin.
Certe vittorie hanno però un prezzo amaro e il lieto fine non è sempre come la cinematografia americana e la Disney ci hanno insegnato. Auron il maestro samurai e Tidus, il protagonista, il campione di Blitzball non possono gioire di ciò.
Il mondo è libero ed i sogni di Zanarkand stanno finendo e svanendo, così come pure una delle più belle storie d'amore della storia di Final Fantasy, e quindi dei videogiochi, una storia d'amore che finisce in una goccia che naufraga tra le lacrime, scivolando nel mare.
Così esce di scena Tidus tra gli applausi ed i titoli di coda di FFX, un "movie-rpg" vista la massiccia presenza di filmati, mai banali e sempre stupefacenti.
All'ultimo capitolo della saga possiamo imputare qualche difetto? Qualcosa sì certo ma veniale come la mancanza della libertà di girare ed esplorare Spira, il mondo di questa fantasia, una certa linearità sopperita da tali filmati appunto e la necessità di una guida per i segreti più ostici (cosa che nei capitoli precedenti, con bravura, esperienza e perizia non si rendeva necessaria). I difetti più gravi furono probabilmente l'adattamento-conversione ed i suoi estenuanti tempi di realizzazione: le allucinanti bande nere sopra e sotto lo schermo, sintomo di una attenzione alla parte tecnica per noi Europei pari a zero, colpivano assai in negativo mentre la localizzazione, ben fatta per menù e sottotitoli, con audio per fortuna lasciato nell'ottimo originale inglese, faceva il suo dovere alla grande.
Arriviamo così a oggi, un oggi come al solito dilatato di un annetto rispetto all'uscita giapponese e di 3 - 4 mesi rispetto a quella USA. Ecco quindi che, per la prima volta, Square Enix ci presenta il seguito diretto di un capitolo di FF.
Su Spira sono passati 2 anni, regna la pace o meglio il Bonacciale. La ricostruzione è comincinciata. Il culto di Yu Yevon è stato abbandonato, le macchine, la tecnologia e gli Albhed accettati. Dopo tanto terrore la gente si dà al divertimento, libera dalle paure della minaccia di Sin. Qualcuno tuttavia manca, non è stato dimenticato e qualcuno soffre...
Yuna, ormai tornata alla sua terra natia che prende il nome di Besaid (una piccola isoletta), sembra diventata una "star del Pop" lasciando i panni di invocatrice (già qui traumatico ma si sapeva). Un giorno, però, Rikku ritorna a Besaid, dopo un viaggio, con una sfera trovata da Kimahri. La sfera in questione rivela un tragica verità: Tidus è prigioniero in un luogo completamente sconosciuto e angosciante. Yuna, al corrente di tutto, decide di intraprendere una nuova avventura per liberare il suo amato. Non avendo più il potere dell’invocazione, gli vengono regalate da Rikku due pistole ma naturalmente non sarà sola in questa vicenda, ed ecco che qui entrano in scena gli altri personaggi: Paine (una misteriosa ragazza amica di Rikku), Shinra (giovane Al-Bhed), Fratello (il fratello, appunto, di Rikku, innamorato cotto di Yuna) e Compagno (un altro albhed amico di Fratello) che vanno a formare un'associazione (I Gabbiani), se così la possiamo definire, impegnata nella ricerca di antiche sfere che vanno a formare un pezzo del mosaico di Spira.
A questo punto Yuna, Rikku e Paine, femminile "trio allerta e pieno di brio" (avete presente Daitarn 3, vero?) si lancia in lunghi viaggi per terre selvagge, tramite un'astronave che prende il nome di Celsius, alla ricerca delle sfere (non quelle del drago) e alla ricerca di Tidus.
Nel loro peregrinare molte vecchie conoscenze come Wakka, Lulu e Kihmari le attendono, molte sorprese ed i tanti luoghi che abbiamo imparato ad amare in FFX.
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